Carboidrati semplici e complessi: ecco la differenza

Carboidrati semplici e complessi: ecco la differenza

Qual è la differenza tra Carboidrati semplici e Carboidrati complessi? Cerchiamo di fare chiarezza in questo articolo dedicato.

Dobbiamo iniziare definendo subito cosa sono i Carboidrati semplici.

I carboidrati semplici sono costituiti da una unità base; tra i più conosciuti ci sono:

Glucosio, Lattosio, Saccarosio, Fruttosio.

Carboidrato semplice

I carboidrati complessi più conosciuti sono invece Amido, Glicogeno (appartenente al regno animale), Cellulosa, Emicellulosa e Pectine.

I cereali amidacei sono fonte di glucidi amidacei. Sono contenuti nei legumi (fagioli, lenticchie) nel riso e nel mais ad esempio.

Ma come vengono assimilati questi carboidrati nel nostro organismo? Devi capire che quando mangiamo carboidrati complessi, essi vengono trasformati dal nostro corpo il glucosio. Il glucosio assorbito andrà in circolo nel sangue causando un aumento della Glicemia.

Il glucosio serve come “energia e carburante” per compiere molteplici funzioni nel nostro organismo e viene immagazzinato nei muscoli e nel fegato sotto forma di glicogeno.

I carboidrati complessi, a differenza di quelli semplici, vengono assorbiti in modo più lento e portano ad avere un innalzamento graduale della glicemia.

Questo innalzamento della glicemia può essere mitigato ulteriormente dalla presenza di un pasto compartecipato e da fibra (i cereali integri o integrali sono migliori da questo punto di vista).

Il senso di sazietà dei carboidrati complessi è più lungo nel tempo rispetto a quello dei carboidrati semplici.

I carboidrati semplici andrebbero assorbiti nella quantità di circa il 10% del fabbisogno calorico giornaliero e da frutta di origine biologica ad esempio.

Essi vengono assorbiti rapidamente dal nostro corpo e alzano i livelli di glicemia in un tempo ridotto rispetto ai carboidrati complessi.

Lo zucchero, come più conosciuto, non porta un vero apporto nutritivo al corpo, non ha un effetto saziante a lungo termine e molto spesso è associato ad una gratificazione di varia origine (non sazia ma serve solamente per dare un senso di appagamento al nostro cervello in un tempo ridotto.)

Spesso infatti è utilizzato nell’industria alimentare per dare “piacere” ed aumentare la palatabilità dei prodotti processati industrialmente.

Gli zuccheri semplici si trovano nei gelati, bevande, yogurth, succhi di frutta, merendine, dolciumi, biscotti e molti altri prodotti dell’industria alimentare.

Carboidrato complesso

Lo zucchero oggi è utilizzato in tantissimi alimenti; viene usato anche come conservante (lo si usava già nell’antichità). Occorre solo capire come è stato trattato lo zucchero in quanto troviamo quello naturale e quello derivante da processi chimici-industriali che porta il prodotto ad avere un apporto nutriente decisamente differente.

Non si dovrebbe superare una quota calorica corrispondente al 10% circa di carboidrati semplici. I carboidrati complessi dovrebbero rappresentare una quota energetica che può oscillare tra circa il 40% ed il 50% del fabbisogno energetico giornaliero..

Il “problema” dei carboidrati semplici, contenuti ad esempio nei dolci o nelle bibite gasate, è l’apporto nutriente inesistente. Danno un senso di sazietà immediato e di gratificazione, ma lo zucchero entrando nel circolo  sanguigno molto rapidamente crea un aumento immediato della glicemia e, allo stesso tempo, un senso di fame nel breve periodo (fenomeno chiamato CRAVING).

Questo è il motivo per cui cerchiamo sempre nuovo zucchero dopo averne mangiato un pò. Ovviamente ciò può causare anche dipendenza.

Spesso chi mangia zuccheri semplici si sente energetico nel breve periodo ma stanco nel medio termine, andando quindi nuovamente alla ricerca di altri zuccheri semplici.

Per chi assume invece carboidrati complessi, dobbiamo ricordare che andrebbero assunti insieme a delle proteine in quanto ciò permette di assimilare le proteine in maniera efficace essendo in circolo nel corpo l’insulina.

Come regola generale dobbiamo comunque considerare che non è il singolo alimento che fa ingrassare ma è l’apporto calorico che introduciamo. Se questo è in eccesso, avremo un aumento di peso; se è in difetto, avremo una diminuzione di peso.

Ogni valutazione andrebbe personalizzata in quanto molti sono i fattori che concorrono ad una indicazione nutrizionale corretta.

Disclaimer:

Il seguente articolo e contenuto ha uno scopo divulgativo e informativo e non sostituisce in alcun modo il parere di una figura professionale (medico, nutrizionista, dietologo)  che ti consigliamo di contattare per esigenze e percorsi personalizzati.

Biologo Nutrizionista